Rischio dissesto per 4 milioni di ettari di terreni agro-forestali

| 12 marzo 2013 | 0 Commenti

terreni agro-forestaliIn Italia ci sono circa 4 milioni di ettari di terreno agricolo e forestale in forte erosione e a rischio frane, il 13% del territorio nazionale. Per gli interventi di mitigazione è ipotizzata una spesa una spesa di poco meno di 7 miliardi di euro per i prossimi 10 anni, destinata alle aree a maggiore criticità.

Sono questi alcuni dati emersi oggi durante il convegno di presentazione delle “Linee guida per la valutazione del dissesto idrogeologico e la sua mitigazione attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale”, presentate dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e dal ministero dell’Ambiente, e predisposte da Agea, Ispra e Rete Rurale Nazionale.

Il ministero dell’Ambiente stima in almeno 40 miliardi di euro la spesa per la messa in sicurezza del territorio. Si tratta di interventi indispensabili, tenuto conto che negli ultimi 10 anni il Mipaf ha erogato circa 2 miliardi di euro alle Regioni per danni causati da eventi alluvionali a colture e aziende agricole e la costante perdita di suolo agricolo e produttività delle superfici forestali ha portato a un danno stimato di circa 2,5 miliardi di euro in 10 anni, oltre alle spese periodiche di ripristino e manutenzione gestite direttamente dai comuni. Inoltre, sono stati spesi oltre 3,5 miliardi di euro con Ordinanze di protezione Civile per far fronte più in generale a calamità idrogeologiche.

Le Linee guida propongono indirizzi e metodologie che consentono l’individuazione, su tutto il territorio nazionale, delle aree prioritarie di intervento e delle misure di mitigazione più idonee. Gli interventi proposti vanno dalla manutenzione e ripristino della rete di drenaggio superficiale in aree agricole, alla stabilizzazione superficiale e protezione dei terrazzamenti in erosione, alla riforestazione, gestione e mantenimento in buono stato di efficienza ecologica del bosco e del suo reticolo idrografico minore.

Ulteriori benefici di queste misure sono la riduzione dei colmi di piena e degli eventi alluvionali, della quantità di sedimento immessa nella rete fluviale e quindi il miglior funzionamento degli invasi artificiali idroelettrici, la conservazione della biodiversità del territorio, l’incremento dell’assorbimento di CO2 per la mitigazione dei cambiamenti climatici, lo sviluppo socio-economico e turistico legato anche alle produzioni di qualità e la tutela dei paesaggi agricoli tradizionali.

Il finanziamento degli interventi e le misure proposte, oltre alla manutenzione e al presidio del territorio, produrrebbe anche un consistente aumento in termini occupazionali in zone cosiddette “marginali”. Sono state infattistimate in circa 410 milioni le ore di lavoro incrementali in 10 anni, pari acirca 19.000 posti di lavoro equivalenti per anno.

 

Scarica le Linee  Guida dal sito dell’Ispra

Categoria: news

Lascia un commento

devi essere registrato per commentare.