OGM, di fatto sono qui

| 25 marzo 2012 | 0 Commenti

Le analisi di AltroConsumo sui prodotti non li hanno trovati. Ma, in

Italia, gli Ogm sono presenti nella catena alimentare, perché sono contenuti nei mangimi.

La tecnologia del Dna ricombinante, quella che serve per creare gli Ogm, viene utilizzata senza clamore da molti anni, per esempio in medicina, per mettere a punto nuovi farmaci sempre più efficaci. L’opinione pubblica accetta senza riserve queste innovazioni, ma esprime molte remore di fronte alle stesse innovazioni nel settore agro-alimentare. Gli europei non le gradiscono affatto: secondo l’ultima indagine Eurobarometro (2010), il 54% dei cittadini Ue e il 59% degli italiani non vogliono Ogm nel piatto. Inoltre, ben il 63% degli italiani non li ritiene sicuri per la salute. Paure che non sempre hanno un fondamento scientifico: gli alimenti transgenici sono un argomento su cui si fa spesso cattiva informazione, a partire dalle immagini su fantomatiche fragole-pesce o pomodori-embrioni che viaggiano in rete. Le multinazionali che li hanno studiati e brevettati, inoltre, non hanno fatto della trasparenza il loro punto di forza e questo ha contribuito a creare un clima di scetticismo e timore. Ma, a onor del vero, essendo passati ormai più di dieci anni dalla nascita dei primi Ogm, molti dubbi sono stati fugati.

Molti studi dicono che sono sicuri

Partiamo dalla valutazione sulla sicurezza delle piante geneticamente modificate. La preoccupazione che possano fare male alla salute, per esempio che possano provocare allergie, indurre resistenza agli antibiotici in microrganismi pericolosi per l’uomo, o avere altri effetti imprevedibili, è ancora molto in voga, sebbene ci siano ormai parecchi studi, tra cui ricerche indipendenti (svincolate dagli interessi economici delle multinazionali che li producono), che dimostrano come gli Ogm autorizzati siano da questo punto di vista sostanzialmente equivalenti alle piante convenzionali. Certo, la scienza come tale non fornisce garanzie assolute, ma allo stato attuale delle conoscenze possiamo rassicurare i consumatori su questo aspetto. Senza contare che le piante Ogm, prima di ricevere l’autorizzazione alla coltivazione e alla commercializzazione, devono superare un elevato numero di test di sicurezza. In Europa, i test tossicologici sono stati condotti per tutti i prodotti geneticamente modificati approvati per la commercializzazione e l’uso alimentare. Tutti i prodotti autorizzati sono monitorati (almeno tre anni negli Stati Uniti, per tutta la durata dell’autorizzazione nell’Unione europea) allo scopo di riscontrare eventuali effetti indesiderati sulla salute o sull’ambiente a lungo termine.

Regole severe Gli Ogm sono regolati da norme che non hanno eguali in campo alimentare, si può dire che sono più controllati di qualunque altro prodotto. Tutte le valutazioni sono fatte prima della loro immissione sul mercato dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Ma allora vatutto bene?

Il dibattito resta aperto soprattutto sugli aspetti etici e sociali degli Ogm attualmente presenti sul mercato. Si tratta, però, di una discussione che prescinde dalla tecnica di modificazione genetica, ma riguarda essenzialmente il monopolio dei semi Ogm da parte di poche multinazionali americane, che li hanno brevettati in tutto il mondo. Per fare una valutazione corretta è quindi importante spostare l’attenzione dalla tecnica (cioè l’utilizzo dell’ingegneria genetica per modificare il Dna) al prodotto finale e analizzare i pro e i contro di ogni singolo Ogm. Solo procedendo in questo modo si possono tutelare i consumatori e le loro esigenze (il tale Ogm dà qualche vantaggio? È sano?), mantenendo aperta la porta della ricerca, fondamentale per il progresso e il miglioramento della nostra qualità di vita. Siamo convinti dell’importanza della ricerca pubblica, l’unica che può davvero studiare innovazioni utili e vantaggiose per tutti e soprattutto rispondere ai bisogni delle agricolture locali. Inoltre è fondamentale che le colture convenzionali non vengano contaminate da quelle modificate, per permettere a chi vuole restare “ogm free” la possibilità di farlo. Purtroppo, la questione della coesistenza non è stata molto ben gestita dalle autorità europee, che lasciano a ogni stato membro la facoltà di prendere decisioni diverse. Eppure, anche in questo caso, basterebbe basarsi sugli studi scientifici, che sono in grado di dire con una certa dose di sicurezza i margini di spazio necessari per evitare la contaminazione (margini che variano da pianta a pianta). Progresso e garanzie Siamo favorevoli al progresso tecnologico, ma chiediamo che i prodotti Ogm diano reali benefici per i consumatori, cosa che attualmente non avviene per tutti gli Ogm autorizzati: per questo, vogliamo che riparta la ricerca pubblica in Europa e non solo quella delle multinazionali americane. Solo così, la tecnologia genetica sarà al servizio dei cittadini. Ma sosteniamo anche la libertà di scelta di chi, per proprie convinzioni, non vuole gli Ogm nel piatto. Questo vuol dire tracciabilità, massima trasparenza in etichetta e controlli rigorosi.

OGM in cifre

Su scala globale, le piante transgeniche più coltivate sono soia, colza, mais e cotone. In Europa c’è anche una patata non commestibile, destinata alla produzione di carta.

I cinque Paesi che producono più Ogm sono Stati Uniti, Brasile, Argentina, India e Canada. In Europa, il Paese con la maggiore produzione transgenica è la Spagna, seguita da Germania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Svezia. L’Europa, però, ha autorizzato la coltivazione soltanto di mais e di una varietà di patata. In Italia coltivare Ogm è vietato.

Si stima che circa il 90% degli Ogm importati in Europa siano utilizzati nei mangimi per animali e nella produzione di olio e amidi.

CARNE, LATTE UOVA

La maggior parte degli Ogm importati in Europa sono utilizzati nei mangimi per animali. L’informazione, obbligatoria sulle confezioni di mangimi, non arriva però al consumatore. Non è, infatti, obbligatorio indicare l’utilizzo di Ogm per l’alimentazione degli animali sull’etichetta dei derivati, come carne, latte e uova. Alcuni produttori e catene di supermercati (nella foto l’esempio è Coop), garantiscono l’assenza di Ogm nella filiera della loro carne. L’informazione è, però, esclusivamente volontaria. BIOLOGICO

Per quanto riguarda gli alimenti biologici, il regolamento vieta l’uso di Ogm. Ma la soglia di tolleranza dello 0,9% vale anche in questo caso, perché non si può escludere del tutto una contaminazione accidentale. La dicitura “i nostri prodotti non contengono Ogm a norma di legge”, quindi, è ridondante e non aggiunge nulla, per esempio, rispetto a un altro prodotto bio che non fa menzione dell’argomento.

ITALIA BATTE SPAGNA 0 A 7

Abbiamo portato in laboratorio più di 400 prodotti a base di soia e mais acquistati in quattro Paesi europei: Italia, Belgio, Spagna e Portogallo per verificare la presenza di Ogm. In Belgio, in Portogallo e nei 98 prodotti italiani gli Ogm non sono mai stati trovati. In Spagna, invece, li abbiamo trovati in 7 prodotti su 100. Il Paese iberico, inoltre, è l’unico in cui sono stati trovati durante gli acquisti alcuni prodotti dichiaratamente Ogm, la cui presenza era indicata in etichetta, secondo quanto stabilito dalla legge.

Fonte: altroconsumo.it

Categoria: news

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