‘Il Ponte sullo Stretto e’ insostenibile’: le associazioni ambientaliste spiegano perche’

| 20 novembre 2012 | 0 Commenti

Il Ponte sullo Stretto è insostenibile per l’ambiente e per le casse dello Stato. È questo il punto di vista espresso da Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man e Wwf Italia e da alcuni parlamentari intervenuti al convegno promosso lo scorso 13 novembre alla Camera dei deputati dalle stesse associazioni ambientaliste.

Rischia di trasformarsi in un terreno minato, invece di essere un’exit strategy il percorso per il ponte sullo Stretto di Messina individuato dal Governo Monti il 31 ottobre scorso e poi codificato nel decreto legge 187/2012, in vigore dallo scorso 2 novembre, che prevede di dilazionare per un periodo massimo di due anni le verifiche tecniche sul progetto definitivo e sulla bancabilità dell’opera, e quindi sulla sua fattibilità economico-finanziaria.

Le associazioni ambientaliste evidenziano in 4 punti le criticità  della roadmap indicata dal Governo che deve: assicurare la massima trasparenza, che non è stata garantita sinora dalla SdM spa, sugli atti convenzionali e contrattuali esistenti del 2006 e del 2009 e sulle comunicazioni connesse e conseguenti – ad oggi non conosciuti nella loro integrità né dal Governo né dal Parlamento – per escludere appigli per possibili e futuri contenziosi; verificare se il percorso individuato con l’atto aggiuntivo previsto nel decreto sia coerente con le norme comunitarie sugli appalti di lavori pubblici, che vietano di rinegoziare le condizioni sostanziali per la realizzazione di un’opera sottoposta a gara con il rischio di violazione dei principi sulla concorrenza; valutare se è opportuno che, in assenza di un Piano economico-finanziario e non potendo escludere un futuro contenzioso, si attesti ufficialmente nel X Allegato Infrastrutture (settembre 2012) un costo dell’intervento di 8,5 miliardi di euro, con un aumento ingiustificato in un anno di oltre 1,5 miliardi di euro rispetto al costo ‘aggiornato’ al 2011 di 6,9 miliardi; stabilire tempi serrati per decisioni che tutelino gli interessi pubblici e garantiscano l’univocità di indirizzo politico e dell’azione amministrativa fondamentale in una vicenda così complessa.

Le associazioni ambientaliste e i parlamentari che partecipano al convegno osservano che la chiusura immediata della “vicenda ponte” sarebbe conseguente al de-finanziamento di 1.300 milioni deciso dal Cipe lo scorso 20 gennaio e con la proposta di andare a transazione contenuta nella Legge di Stabilità 2013, che pur va verificata nella sua entità, nonché con la decisione della Commissione Europea che già a fine ottobre 2011 ha escluso il ponte dal Piano di investimenti per le opere prioritarie su scala continentale per il periodo 2014-2020.

Ambientalisti e parlamentari intervenuti all’iniziativa di oggi chiedono quindi al Governo in carica di ritornare sui suoi passi non dando seguito alla decisione assunta in Consiglio dei Ministri il 31 ottobre scorso.

Secondo le associazioni, infatti, l’esecutivo ha già oggi tutti gli elementi per dire no al ponte. L’opera ha innanzitutto un costo ingiustificato di 8,5 miliardi di euro, più del doppio di quello con cui il general contractor Eurolink, capeggiato da Impregilo, ha vinto la gara: 3,9 miliardi rispetto ai 4,4 miliardi di euro posti a base di gara. Il ponte non si ripagherebbe con il traffico stimato, visto che le previsioni degli stessi progettisti valutano, a regime, un utilizzo del ponte che si aggirerebbe attorno all’11% della capacità complessiva: 11,6 milioni di auto l’anno, a fronte di una capacità complessiva teorica dell’opera di 105 milioni di auto l’anno nelle due direzioni.

Il terzo motivo per dire no al ponte è rappresentato dall’irrealizzabilità dal punto di vista tecnico: si tratterebbe di costruire, in una delle aree a più alto elevato rischio sismico del Mediterraneo, un ponte sospeso, a unica campata di 3,3 km di lunghezza a doppio impalcato stradale e ferroviario, sorretto da torri di circa 400 metri di altezza. Allo stato attuale, fanno notare gli ambientalisti, il ponte più lungo esistente al mondo con queste caratteristiche è quello del Minami Bisan-Seto in Giappone di 1.118 metri di lunghezza.

Inoltre l’opera va ad incidere su un’area ampiamente vincolata per gli straordinari valori paesaggistici e severamente tutelata dall’Unione Europea, ricadendo interamente nell’area di due Zps – Zone di protezione speciale (Costa Viola in Calabria e dei Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennammare e Area marina dello Stretto” in Sicilia).

Infine, il progetto ‘definitivo’ presenta gravi carenze tecniche rilevate già dalla Commissione Via – Valutazione impatto ambientale, con ben 223 richieste di integrazione, secondo cui “gli studi relativi [ad alcuni] interventi … non hanno un livello di approfondimento tale per essere parte di un progetto definitivo”.

 

Fonte: Ingegneri.info

Categoria: news

Lascia un commento

devi essere registrato per commentare.