Conto Termico e Strategia Energetica Nazionale, le Regioni si pronunciano

| 10 dicembre 2012 | 0 Commenti

No a una riforma della Costituzione che punti alla centralizzazione delle materie energetiche. I processi decisionali legati alla localizzazione delle infrastrutture energetiche, in particolare nel caso della produzione e dello stoccaggio dell’energia, dovranno necessariamente prevedere il coinvolgimento dei territori interessati, che in alcun modo dovranno ritrovarsi nelle condizioni di subire scelte impositive.

È questa la posizione della Conferenza delle Regioni che ha presentato lo scorso 6 dicembre le sue osservazioni al documento del MSE sulla Strategia Energetica Nazionale. Le Regioni hanno espresso un parere negativo in merito al disegno di legge costituzionale, approvato lo scorso ottobre dal Governo e ora all’esame del Senato, che prevede di portare la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia tra le competenze esclusive dello Stato. Questa proposta di riforma del Titolo V della Costituzione, sottolineano le Regioni, “comporterebbe una limitazione dell’intervento regionale nelle decisioni che riguardano gli insediamenti di infrastrutture fortemente impattanti sul territorio. Di conseguenza, se la competenza è esclusiva dello Stato, viene tolta alle Regioni la necessaria forza per tutelare il proprio territorio.

Nell’ambito delle osservazioni alla Strategia Energetica Nazionale posta in consultazione pubblica, le Regioni osservano che “la realizzazione di infrastrutture e impianti energetici dovrebbe essere preceduta da forme di ampia e trasparente concertazione preventiva con gli Enti ed i cittadini interessati, allo scopo di semplificare e rendere più rapidi i percorsi autorizzativi. A tal riguardo dovrebbe essere adeguatamente enfatizzata la modalità del ‘dibattito pubblico preventivo’ che si ritiene possa effettivamente comportare benefici in tal senso con il coinvolgimento dei territori nelle scelte che riguardano gli insediamenti energetici e il rafforzamento delle strutture di controllo ambientale sul territorio spesso mortificate da interventi di riduzione della spesa e del personale”.

Nel dettaglio delle questioni inerenti gli idrocarburi, “non tutte le regioni condividono l’obiettivo di sostenere la produzione locale di idrocarburi tenendo in primo luogo gli aspetti ambientali e le ricadute territoriali che tale tematica comporta nonché la scarsa rilevanza quantitativa, in termini energetici ed economici, di tale prospettato sviluppo. A tale riguardo, si chiede, comunque, di rivedere le misure di compensazione in atto – che contribuiscono ad annullare l’effetto di riduzione dei costi “finali” dei combustibili a favore di finanziamenti diretti al territorio, che consentano di migliorare i servizi, realizzare bonifiche, ecc. – concordandole con i territori interessati.” Le Regioni inoltre esprimono “particolare dissenso sulla possibilità di procedere alle trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi in attesa dell’adozione di un programma nazionale di ampio respiro che abbia anche come obiettivo il recupero del dissesto idrogeologico, questo in considerazione della fragilità del nostro territorio, soprattutto agricolo, messa in evidenza anche dagli ultimi eventi atmosferici”.

Durante la Conferenza Unificata del 56 dicembre scorso è stata approvata la bozza di decreto sul Conto Energia Termico condizionata ad alcune modifiche:

- l’incremento della soglia di potenza dagli attuali 500 KWt a 1 MWt;

- la previsione per i soli fabbricati rurali della possibilità di incentivazione non solo nel caso di sostituzione, ma anche di installazione ex novo di impianti di climatizzazione invernale o di riscaldamento con generatori di calore alimentati da biomassa con potenza termica fino a 1 MW;

- l’ammissione al beneficio delle sole aziende agricole che svolgono attività agroforestale, esclusivamente nelle aree non metanizzate, per la sostituzione di generatori di calore alimentati a gpl con generatori di calore alimentati a biomassa, ferma restando la possibilità per le Regioni di limitare l’applicazione della predetta fattispecie nel rispetto dell’art. 3 quinquies del decreto legislativo 152/2006;

- la possibilità di prevedere all’Allegato II, sezione 1.2 “Generatori di calore alimentati da biomassa ” che i certificati di manutenzione vengano inseriti nei Catasti informatizzati costituiti presso le Regioni anziché conservati in formato cartaceo per 5 anni.

Fonte: Casa&Clima.com

Categoria: news

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